Sussulti e vibrazioni – il Tunnel
Posted on | marzo 9, 2010 | No Comments
Presso il caffé Vittoria, si è svolto un incontro promosso dalla nuova associazione “comitato di quartiere di Largo Barella”, per illustrare ai cittadini le norme e gli impegni del loro statuto. Vorrebbero lavorare sinceramente e gratuitamente, con la nuova amministrazione, qualsiasi essa sia, mettendo a disposizione le proprie professionalità. Alcune regole, sono il migliorare la qualità della vita nel territorio del comune, oltre ai parcheggi e negozi che chiudono. Però, oggi c’era un argomento scottante, prioritario, che li ha spinti a costituirsi. La galleria pedonale che collegherà il terminal bus di Via Gran Sasso a Largo Barella. Da un mese circa, i residenti della zona accusano sussulti e vibrazioni durante le fasi della lavorazione e lesioni ai loro appartamenti. Occorre urgentemente prevenire eventuali problemi. Per questo hanno dato mandato a professionisti e tecnici , da loro scelti, che verifichino lo stato dell’opera e che dovrà proseguire e garantire la sicurezza. Successivamente, a fine lavori, questi tecnici si confronteranno con gli addetti ai lavori attuali e l’amministrazione comunale.
Nasce spontanea la mia domanda. Perché vi siete mossi così in ritardo? Il presidente dell’associazione, Salvatore Polimeno, ha risposto che avevano avuto dal comune, la sicurezza sull’ assenza di rischi per i lavori che erano stati programmati. Ad oggi la situazione non è così.
Ho ricordato che ho iniziato a far conoscere la situazione con i miei articoli:
www.chietiscalo.it/index.php?option=com_content&task=view&id=2080&Itemid=117
Come cittadino, ho fatto il mio dovere. Qualche amministratore, lo ha inserito all’’ordine del giorno.
Intanto i lavori proseguono. Un intervento del costruttore Teresio Cocco, ha illustrato che esisterebbero delle piantine che evidenzierebbero la criticità delle costruzioni realizzate ad inizio secolo nell’area dove si stanno realizzando i lavori. Soprattutto, esisterebbero reperti romanici. La sovrintendenza e successivi studi faranno conoscere meglio lo stato dell’opera in corso.
Luciano Pellegrini
Candidate donne
Posted on | marzo 9, 2010 | 1 Comment
Su 572 candidati, 106 sono donne! Il 18.5 per cento. Poche? Direi proprio di si tenendo presente che il gentil sesso vuole emergere dappertutto. A Chieti, invece, sono una minoranza. Non sono state prese in considerazione o hanno preferito non partecipare? Come in tutte le statistiche si va da una sola rappresentante nella lista, “Forza Nuova” con Candidato sindaco Eugenio Di Francesco , alle venti rappresentanti , uguale al 50 percento, della Lista civica “Chieti insieme”-Etica e solidarietà: Candidato sindaco Pietro Supino.
Non va bene neanche negli altri schieramenti: Due rappresentanti alla Lista civica “Theate Nova”, ( c’è il ricorso al TAR- ndr), Candidato sindaco Giustino Angeloni.
Nelle liste collegate al Candidato sindaco Francesco Ricci: sono 40 su 183. Sempre per chi ama le statistiche, ma anche per curiosità, nel PD le donne sono 7 su 40-IDV 10 su 40- Rc-Pdci 4 su 33- Sinistra Ecologia e Libertà con Vendola 9 su 35- Lista civica “Chieti per Chieti” 10 su 35.
Nelle liste collegate al Candidato sindaco Umberto Di Primio: sono 43 su 280.
PDL 7 su 40-UDC 4 su 40- Lista Giustizia Sociale 5 su 40- Lista civica “Alleanza”
8 su 40- Lista Mpa-Idea Comune 4 su 40- Lista “Popolo di Chieti”-Lega Nord: 7 su 40- La Destra con Di Primio 8 su 40. Un dato a favore del sindaco Ricci è che le donne sono in totale il 21.8 per cento, al contrario di Di Primio che sono il 15 per cento . Vedremo quante di loro saranno elette. E se siederanno su una poltrona,
quale responsabilità avranno.
Luciano Pellegrini
Il perché di un campo in Africa
Posted on | marzo 8, 2010 | No Comments
“Venerdì 26 febbraio, nella sede del CVM (Comunità Volontari per il Mondo) di Chieti, si è tenuto il primo incontro del percorso di formazione per i partecipanti al campo di lavoro estivo organizzato in Etiopia. Tre settimane in cui sarà possibile aiutare attivamente le comunità locali ed incontrare la vera vita africana, ma anche visitare alcuni luoghi incantevoli di questa terra con le modalità del turismo responsabile. Circa quindici i partecipanti all’incontro: studenti, professionisti, volontari, mediatori culturali, giornalisti… Chi spinto dal desiderio di saperne un po’ di più, chi dall’intenzione di far parte del gruppo che partirà, chi dalla voglia di richiamare alla mente un’esperienza già vissuta. Il referente del CVM Abruzzo, Mario Olivieri, Laico Missionario Comboniano e responsabile dell’area accoglienza – mondialità della Caritas Diocesana di Chieti, ha presentato il percorso formativo per i partenti, ma anche per tutti coloro che vogliono avvicinarsi qui in Italia al mondo della cooperazione e del volontariato nel Sud del mondo. Durante l’incontro è stato evidenziato come le modalità di azione del CVM puntino ad essere “con” i poveri e non “per” i poveri: “non si dovrà imporre la logica occidentale nel fare le cose, ma è necessario rispettare la dignità e l’integrità dei popoli, accompagnarli verso un reale potenziamento senza urtare i loro equilibri”, ha sottolineato con decisione il referente. L’esperienza in Etiopia non rappresenta solo un’occasione per “fare”, ma anche per “condividere”: collaborare ed essere corresponsabili, lavorare in rete e offrire nei progetti le proprie capacità e competenze; assistere e godere di piccole ma immense gioie, come il ridere con un bambino ai primi zampilli dell’acqua che sgorga da un nuovo pozzo, scavato grazie all’impegno del CVM, che da circa trent’anni è impegnato in Africa al servizio dei più poveri ed indifesi. Ma anche entrare nelle case, percepire la vera vita africana, saper osservare ed ascoltare chi ci accoglie con semplicità, con una dignità e un calore umano che ormai in Occidente abbiamo quasi dimenticato. Confrontarsi con la sofferenza e farsene sempre più partecipi: cercare di modificare il nostro modo di vedere le cose, cambiare prospettiva per entrare in quella dei poveri. Si dovrà partire con la consapevolezza che non si potranno risolvere i problemi dell’Africa, ma soltanto spargere piccoli semi che forse un giorno fioriranno. Il campo di lavoro in Etiopia può trasformarsi in un’opportunità per riscoprire il senso della gratuità e per abbracciare uno stile di vita più consapevole, sobrio, equo e solidale: è un investimento sulla propria interiorità.”
Qui di seguito l’elenco degli incontri previsti, a cadenza mensile, che prepareranno i volontari al campo di lavoro e che si terranno presso la sede del CVM (c\o Casa Accoglienza Mater Populi Teatini della Caritas Diocesana) a Chieti in Via Solario, dalle 18.00 alle 20.00. Per informazioni: cvmabruzzo@yahoo.com cell. 3881080053 .
- Venerdì 26 Marzo 2010
Cooperazione e volontariato in Africa – Il CVM: progetti in Etiopia
Attilio Ascani – Direttore CVM
- Venerdì 23 Aprile 2010
L’accoglienza delle differenze
Filomeno Lopez – Filosofo, giornalista e cantante della Guinea Bissau
- Venerdì 28 Maggio 2010
Il CVM in Italia: Nuove prospettive per una società multietnica –
Giovanna Cipollari – Formatrice Mondialità Esci\Cvm
- Venerdì 25 Giugno 2010
Donne e sviluppo in Africa – Le strategie del CVM
Marian Lambert – Responsabile CVM progetti Etiopia e Tanzania
- Venerdì 16 Luglio 2010
Preparativi alla partenza: Motivazioni, emozioni ed aspettative
Mario Moriconi – Presidente CVM
Agnese M. Santini
Una villa da salvare
Posted on | marzo 4, 2010 | 1 Comment
Con il Piano Regionale Paesistico Legge n. 431 dell’8.08.1985 e art. 6 L.R. n. 18 del 12.04.1983, approvato dal Consiglio Regionale il 21 marzo del 1990 con atto n. 141/21, per la Villa Mezzanotte e l’area di pertinenza, prospiciente la Chiesa di Santa Filomena, si stabili che dal momento che gli interventi urbanistici ed edilizi realizzati nell’intorno avevano irrimediabilmente snaturato la relazione edificante che questo manufatto aveva con il territorio nella sua condizione originaria di villa isolata nella campagna, e che rimaneva da recuperare solo il valore architettonico proprio del manufatto;si rendeva necessario:
- il restauro dell’edificio finalizzato alla sua ricomposizione tipologica e formale;
- la riprogettazione del giardino e del suo rapporto con la casa;
- il riuso per attività di servizio, attività culturali-ricreative, residenza privata.
Purtroppo gli anni sono passati e della Villa Mezzanotte, rimasta in balia del tempo e della non curanza sono rimaste solo le pareti esterne e il tetto pericolante.
A questo punto mi chiedo, come mai si è imposto un vincolo su un manufatto storico se poi lo si lascia cadere in rovina, nell’indifferenza di tutti (sono passati quasi 18 anni dall’imposizione del vincolo). I patrimoni immobiliari storici della nostra città devono essere tutelati e protetti con interventi mirati e non con norme e leggi insignificanti che limitano burocraticamente le opere di restauro e valorizzazione dell’immobile e dell’area circostante; oggi ci si para dinanzi un rudere fatiscente e pericolante con un’area circostante lasciata come terreno agricolo senza alcuna opportunità di sviluppo armonico con la Villa stessa o meglio di quello che oggi resta della stessa e dell’intero quartiere.
L’area di pertinenza della Villa Mezzanotte, estesa diversi ettari di terreno, rappresenta oggi per la frazione di Santa Filomena l’unico territorio che consentirebbe lo sviluppo urbanistico di una parte della città sino ad oggi abbandonata a se stessa, con un assetto urbano fermo agli anni 50.
Il recupero architettonico della Villa Mezzanotte e lo sviluppo dell’area circostante consentirebbe di poter realizzare una piazza, prospiciente la chiesa di Santa Filomena, ed un’area a verde attrezzato a servizio dei cittadini, oltre ad un nuovo sviluppo residenziale consono per la zona; questo nuovo assetto urbano ridarebbe lustro all’intero quartiere, porta d’ingresso della città di Chieti, essendo l’area immediatamente a ridosso dello svincolo dell’autostrada A24-A25 Roma-Pescara.
Robin Hood (MDF)
I cani sono tutti uguali?
Posted on | marzo 2, 2010 | 1 Comment
E’ successo a Chieti, piazza Trinità, dove due cani padronali, uno di grossa taglia, l’altro piccolo, volevano azzuffarsi. Pur muniti di guinzaglio, non indossavano la museruola…

Roma, 24 marzo 2009 – Cani tutti al guinzaglio. Da oggi i proprietari avranno l’obbligo di tenere legati, nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico, gli amici a quattro zampe. Dovranno, inoltre, sempre avere una museruola (rigida o morbida) “da applicare in caso di potenziale pericolo”. Il guinzaglio non deve essere lungo più di un metro e mezzo e l’animale dovrà essere affidato solo a persone in grado di gestirlo. Il provvedimento prevede anche che i Comuni, insieme ai servizi veterinari delle Asl e le associazioni dei medici veterinari mettano a disposizione “dei percorsi formativi per i proprietari di cani, al termine dei corsi verrà rilasciato un patentino”.

I padroni, a fatica, specialmente quello del cane grosso, hanno cercato di allontanare i contendenti. Perché questi cani volevano litigare? Probabilmente è la città che li rende nervosi! Questo loro istinto animalesco ha contagiato i loro padroni che volevano anche loro contendere. Dalle parole ai fatti. Si è formato subito un capannello di persone per assistere alla scena. Qualche parola grossa è volata, qualcuno ha fatto notare che c’è l’obbligo anche di raccogliere i bisogni dei loro animali, ma su questa voce, orecchie da mercante! Né paletta – né busta!
Sono troppo pochi i possessori di cani che fanno passeggiare il loro cane muniti di quanto serve per poter raccogliere gli escrementi e sono troppo pochi i cestini necessari per riporvi quanto raccolto. Pur istituito una ordinanza del sindaco con multe per i passeggiatori con cani senza i dovuti strumenti , non ho mai visto un padrone che ne era provvisto! Naturalmente, bisogna pianificare anche i controlli !!!!, è un argomento di civiltà !!!
C‘è giorno in cui cerchiamo, di non calpestare questi escrementi, se ce ne accorgiamo?
Al contrario, ho incontrato ieri ai Piani di Pezza, due cani. Uno, padrone del suo territorio, si è messo avanti e per tutta la giornata ci ha fatto da guida.
( v.foto). Per niente invasivi, si fermavano quando noi ci fermavamo e ci hanno riaccompagnati la sera alla vettura. Che lezione di amicizia ed umiltà!
Verso fine giornata, ci siamo imbattuti, con un branco di cani randagi. Ne erano una dozzina che camminavano uno dietro l’altro, ( v.foto), con un capo all’’inizio. Questi cani non sono aggressivi, sono educati, lasciano i loro bisogni alla natura, che ne fa buon uso. Si sono incontrati con i due cani, fuori dal loro branco. Dopo essersi annusati, senza azzuffarsi, hanno fatto amicizia e si sono lasciati. Che insegnamento!
Luciano Pellegrini


